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Rapporto Prezzo Utili (P/E): perché è uno strumento sopravvalutato

Posted on 15/01/202609/01/2026 by Luca

Il rapporto prezzo/utili (Price/Earnings, P/E) è uno degli indicatori di valutazione più utilizzati in borsa. Semplice da calcolare e immediato da interpretare, viene spesso trattato come una bussola capace di indicare quando comprare o vendere azioni.

Tuttavia, l’evidenza storica e statistica mostra che il potere previsionale del P/E è estremamente limitato, soprattutto quando viene usato per anticipare l’andamento dei mercati azionari nel loro complesso.

Cos’è il rapporto P/E e perché è così popolare

Il P/E misura quante volte il mercato sta pagando gli utili di una società o di un indice:

P/E = Prezzo dell’azione / Utile per azione

Un P/E basso viene comunemente interpretato come segnale di sottovalutazione, mentre un P/E elevato viene associato a sopravvalutazione e a rendimenti futuri più deboli.
Questa logica, apparentemente intuitiva, alimenta la narrativa del “comprare basso e vendere alto” applicata ai multipli di mercato.

Ma il problema nasce proprio qui: l’intuizione non coincide con la realtà dei dati.

Il mito del P/E come strumento di market timing

Molti investitori attribuiscono al P/E un valore quasi profetico. Se i multipli sono alti, il mercato “deve” scendere; se sono bassi, “deve” salire.
La storia dei mercati dimostra che questa relazione è, nella migliore delle ipotesi, debole.

Analizzando il legame statistico tra P/E iniziale e rendimenti futuri, emerge un dato chiave:
👉 la correlazione è prossima allo zero.

Il caso dell’azionario italiano

Prendendo come riferimento l’indice MSCI Italy dal 2000 in poi:

  • R² a 1 anno: 0,03
  • R² a 3 anni: 0,01
  • R² a 5 anni: 0,01

In termini pratici, questo significa che solo l’1–3% dei rendimenti futuri può essere spiegato dal livello iniziale del P/E.
Il restante 97–99% dipende da altri fattori: crescita degli utili, ciclo economico, politica monetaria, shock esogeni, sentiment degli investitori.

P/E e mercati globali: risultati simili

Il quadro non cambia allargando l’orizzonte. Per l’MSCI World, dal 1970:

  • R² a 1 anno: 0,02
  • R² a 3 anni: 0,01
  • R² a 5 anni: 0,05

Anche nel miglior caso, il 95% dei rendimenti a cinque anni non è spiegato dalle valutazioni iniziali.
Difficile definire il P/E uno strumento affidabile di previsione.

 

Perché il P/E fallisce come indicatore predittivo

Le ragioni sono strutturali:

1. Le valutazioni sono già scontate dal mercato

Il livello dei multipli è noto a tutti. Se il P/E è alto o basso, il mercato lo sa già e lo incorpora nei prezzi.

2. Il P/E guarda al passato, il mercato al futuro

Gli utili utilizzati nel calcolo del P/E sono storici o, nel migliore dei casi, stimati.
Le azioni invece anticipano cicli economici e cambiamenti strutturali.

Un esempio emblematico è il 2009:

  • Utili depressi dalla crisi finanziaria
  • P/E dell’MSCI World vicino a 30, apparentemente elevato
  • Uno dei migliori punti di ingresso della storia recente

 

Quando i P/E elevati hanno preceduto grandi rialzi

È vero che P/E elevati talvolta precedono rendimenti deludenti, come nel gennaio 2000 (P/E ~36 e rendimenti negativi nei cinque anni successivi).
Ma è altrettanto vero che esistono numerosi esempi opposti:

  • 2015
  • 2021
  • Intero periodo 2009–2025

In questo arco temporale:

  • Azioni globali: +685%
  • Azioni USA: +1.047%

Il tutto con P/E strutturalmente elevati per gran parte del periodo.

 

P/E e selezione titoli: dove può avere senso

Il limite del P/E emerge soprattutto a livello macro e di mercato.
Diverso è il discorso per la stock selection, dove i multipli possono:

  • Aiutare a confrontare aziende simili
  • Supportare strategie value
  • Evidenziare eccessi o anomalie relative

Non a caso, strumenti come il Price-to-Sales Ratio (PSR) nascono proprio per migliorare l’analisi fondamentale, non per prevedere i mercati.

 

Conclusioni: perché temere P/E elevati è spesso un errore

I timori legati a valutazioni elevate sono in larga parte infondati.
Storicamente, queste paure:

  • Abbassano le aspettative
  • Creano scetticismo diffuso
  • Preparano il terreno a fasi rialziste più lunghe e solide

Il P/E non è inutile, ma è pericoloso se usato come oracolo.
Per l’investitore esperto, il vero vantaggio competitivo non sta nel prevedere i mercati con i multipli, ma nel comprendere i fattori che guidano utili, crescita e sentiment nel lungo periodo.

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