Investire in azioni USA – verso nuovi record dello Standard Poors 500?

Su questo blog abbiamo indicato più volte, a chi è propenso ad investire in azioni, di diversificare sui mercati esteri. L’italiano, come del resto tutti i piccoli investitori nel mondo, tende a commettere il classico errore del domestic bias, vale a dire investire in ciò che ritiene di conoscere e quindi le azioni nazionali. Non è solo una questione di diversificazione del rischio. La storia dei mercati finanziari evidenzia come il mercato italiano sia stato in media più avaro di altri mercati più evoluti.

A maggior ragione quest’anno, con la recessione che ancora persiste nel nostro paese, la Borsa Italiana non è fra quelle più brillanti nel panorama internazionale.

In questo 2013 ad emergere come vincitori sono stati soprattutto Usa e Giappone, due mercati che negli ultimi anni sono stati guardati con molto pessimismo.  Qualche anno fa l’economia USA veniva considerata in una crisi senza fine sostenuta solo da politiche fiscali e dalla liquidità della Federal Reserve.

I problemi non sono finiti ma i massimi storici sia dello S&P500 sia del Dow Jones evidenziano che i risultati non sono frutto solo dei sostegni all’economia.  La disoccupazione sta scendendo, i margini di profitto delle aziende e il loro livello di liquidità sono ai massimi,  l’edilizia e gli investimenti sono in ripresa. Non da ultimo l’economia Usa sembra potere andare verso una maggiore indipendenza energetica grazie all’abbondanza di gas a basso costo.

Tutti i settori dell’indice azionario hanno beneficiato della ripresa. Ora potrebbero essere proprio i due settori che hanno sofferto di più  la crisi ad avvantaggiarsi della possibile rotazione degli investimenti. Le banche USA hanno saputo fare pulizia nei bilanci ma trattano ancora a sconto rispetto al loro book value, le società petrolifere sono spinte dalle nuove scoperte di gas e oil negli. Non solo petrolifere pure, ma anche le aziende che operano nei servizi all’industria petrolifera come Schlumberger, Halliburton, Baker Hughes e Weatherford. C’è ancora chi comunque punta ai titoli industriali ma soprattutto dell’IT.

Ora che arrivano le prime trimestrali dell’anno si potranno valutare meglio in dettaglio le singole aziende. Se finora tutto il mercato ha beneficiato della congiuntura favorevole, non è irragionevole pensare a una futura maggiore selettività. Solo l’incremento dei profitti potrà infatti sostenere e mantenere le attuali quotazioni.

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