Il ridicolo divieto sullo short selling

La Consob, la Commissione di Vigilanza sui mercati finanziari italiani, ha prorogato il divieto di short selling su tutte le azioni finanziarie quotate nei mercati regolamentati italiani fino al 15 gennaio 2012.  Dal 1 dicembre inoltre partirà il divieto delle operazioni di vendita allo scoperto “nude”  (sono le operazioni di vendita di un titolo senza possederlo o senza contratto) su tutti i titoli del listino.

Il primo divieto sui titoli finanziari risale al 12 agosto 2011, da allora molte critiche sono state fatte al provvedimento ma come si vede senza risultati. Si tratta di una manovra adottata da altre autorità europee.

 

Scopi dello short selling

Con lo short selling un investitore assume una posizione corta puntando sulla discesa dei valori di un titolo o di un mercato. Tale operazione è nata con uno scopo di copertura a protezione di determinati investimenti. Per esempio una società detiene  azioni che non vuole o non può vendere ma ritenendo che perderanno valore apre una posizione di short selling pari al controvalore della partecipazione.  In questo modo detiene  due posizioni: una lunga determinata dal possesso delle azioni e una corta con la vendita allo scoperto. Se le previsioni si avvereranno la perdita della partecipazione azionaria sarà compensata dal guadagno sulla seconda posizione. La società ha quindi ottenuto l’obiettivo di coprirsi dal rischio di perdita di una partecipazione azionaria che non voleva o poteva vendere.

Con il tempo tali operazioni hanno assunto più una funzione speculativa, oggi nettamente prevalente. Con tale operazione si punta infatti a guadagnare sui ribassi. In genere infatti non si detiene nemmeno il titolo sottostante.

Perché è inutile bloccare le operazioni di vendita allo scoperto

La Consob aveva introdotto la misura proprio per frenare questo tipo di operazioni accusate di spingere al ribasso i corsi azionari in Borsa. In realtà finora non si sono visti grandi risultati: la volatilità è rimasta alta e la Borsa ha continuato a perdere.

La realtà dei fatti è che tale misura è facilmente aggirabile da chi vuole speculare. Si può scommettere contro il nostro mercato anche dall’estero dove tale divieto non sussiste utilizzando anche strumenti non quotati (cosiddetti over the counter). Ma senza andare fuori dal paese, basta acquistare degli ETF short che puntano appunto sui ribassi dell’indice. Non è un caso infatti che tra i primi ETF per volumi negoziati nella Borsa Italiana figurano diversi prodotti short, alcuni addirittura a leva, vale a dire che consentono di moltiplicare l’esposizione (investo 1 ma è come se puntassi 10).

In tal modo quindi la mossa della Consob sembra più un’operazione di facciata che complica l’operatività di intermediari che devono magari coprirsi realmente. Per gli speculatori invece cambia veramente poco. Tale operazione ha più senso quando è un singolo titolo ad essere colpito, quando è tutto un settore o peggio tutto il mercato, la sua efficacia è molto dubbia.

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