Oro e argento, per anni simboli di stabilità e “bene rifugio”, nelle ultime settimane si sono comportati come veri e propri meme stock. Dopo un rally spettacolare che li ha spinti su livelli di prezzo fino a poco tempo fa impensabili, i due metalli preziosi sono entrati in una fase di volatilità estrema, culminata in un crollo improvviso e violento.
Ma cosa è successo davvero? E perché non basta parlare di semplici “prese di beneficio”?
Un’ascesa fuori scala
L’oro aveva superato in pochi giorni la soglia psicologica dei 5.000 dollari l’oncia, arrivando a sfiorare i 5.600 dollari sulla piazza di Londra. L’argento era salito ancora più rapidamente: da area 70 dollari a oltre 120 dollari l’oncia in pochissime sedute.
Movimenti di questo tipo non sono normali per mercati storicamente “lenti” come quelli dei metalli preziosi. E infatti, subito dopo, è arrivata la doccia fredda:
- Oro: crollo sotto i 4.700 dollari, con ribassi oltre il 12% in un solo giorno – una caduta simile non si vedeva dagli anni ’80.
- Argento: perdita superiore al 30%, con ritorno in area 77 dollari.
Non una semplice correzione, ma una vera e propria liquidazione di massa.
Non solo prese di profitto
È vero: dopo rialzi così forti, molti investitori hanno incassato i guadagni. E anche la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve – percepito come meno “colomba” di altri candidati – ha raffreddato alcune aspettative sui tassi.
Ma tutto questo non basta a spiegare oscillazioni così violente.
La chiave di lettura più convincente è un fenomeno tecnico e poco conosciuto dal grande pubblico: il gamma squeeze.
Cos’è un “gamma squeeze” (e perché conta)
Negli ultimi mesi sull’oro (e in parte sull’argento) si è concentrata un’enorme attività sul mercato delle opzioni call: strumenti che danno il diritto di comprare il metallo a un certo prezzo (strike) entro una certa data.
Molti speculatori hanno iniziato a comprare call con strike a 5.000, 5.500 e persino 6.000 dollari l’oncia, scommettendo su un’ulteriore accelerazione.
Quando questo accade, i market maker (chi vende le opzioni) devono coprirsi dal rischio. Per farlo, sono costretti a comprare oro fisico o futures sull’oro.
E qui nasce il problema:
- I trader comprano opzioni call.
- I market maker comprano oro per coprirsi.
- L’oro sale ancora.
- Servono altre coperture → altri acquisti.
- Il prezzo si infiamma in modo “meccanico”.
È una spirale che autoalimenta il rialzo, indipendentemente dai fondamentali.
Quando la spirale si rompe
Il sistema resta in piedi finché:
- c’è nuova domanda di opzioni call
- e i market maker riescono a coprirsi
Ma quando l’entusiasmo si spegne – o iniziano le prime vendite – succede l’opposto:
- i trader smettono di comprare call
- alcuni iniziano a chiuderle
- i market maker non hanno più bisogno di copertura
- e quindi vendono oro e futures
Risultato: la spirale si inverte. E il mercato precipita.
Questo è quello che si chiama reverse gamma squeeze – una dinamica già vista in passato su titoli come GameStop nel 2021 o, in senso opposto, su Lehman Brothers nel 2008.
Oro e argento “come meme stock”
Ecco perché oggi si parla di oro e argento come di “meme stock”: non per la natura dell’asset, ma per il comportamento del mercato.
Non è stata una salita “razionale” basata solo su inflazione, geopolitica o tassi reali. È stata una corsa:
- guidata da opzioni
- amplificata da meccanismi tecnici
- e resa instabile da un eccesso di leva e speculazione
Quando questi fattori si ritirano, il prezzo non scende… crolla.
Lezione per gli investitori
Il messaggio è chiaro:
anche i beni rifugio possono diventare strumenti altamente speculativi se entrano in una spirale di opzioni, leva e coordinamento di massa.
📌 Non tutto ciò che sale è “sicuro”.
📌 E non tutto ciò che è oro… brilla sempre per motivi solidi.
In fasi come queste, il rischio non è solo quello di perdere soldi.
È quello di credere che il mercato stia raccontando una storia che non è reale.
Ti ricordo in proposito la guida Tassazione dell’oro fisico
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