Tobin Tax sulle azioni francesi – come non funziona

Dal 1 agosto 2012 entra in vigore la cosiddetta Tobin Tax sulle azioni francesi.  Il termine Tobin Tax, come vedremo, è stato utilizzato solo a scopo demagogico, in quanto nulla ha a che vedere con la proposta di Tobin.

La tassa viene applicata sulle transazioni di azioni francesi (codiceIsin che inizia con Fr) emesse da società  con una capitalizzazione di borsa superiore al miliardo di euro. Si tratta di 109 titoli, ben oltre i 40 che compongono l’indice transalpino, il Cac 40.  L’imposta colpisce tutte le transazioni su questi titoli indipendentemente dal mercato e residenza del trader. La pagheranno quindi anche gli investitori italiani sia che operino direttamente sul mercato francese sia che acquistino su altri mercati quali Mta International di BorsaItaliana o il Chi-X.

 

Aliquote tassa sulle transazioni finanziarie francesi

Dal 1 agosto l’aliquota di imposta sarà pari allo 0,1% del controvalore dell’operazione. Successivamente l’aliquota è destinata a salire allo 0,2% (in base alla votazione dell’Assemblea transalpina)  e potrebbe ulteriormente aumentare.

Occorre prestare attenzione al fatto che, in attesa di sistemare le procedure ed eliminare gli ultimi dubbi interpretativi, per tre mesi gli investitori non subiranno un prelievo. Gli intermediari finanziari infatti provvederanno a trattenere e pagare la tassa per il primo trimestre solo a fine periodo. Quindi l’applicazione scatta dal 1°agosto, ma i broker verseranno a partire da novembre.

 

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Paradossi della Tobin Tax francese

Affinché scatti la tassazione occorre che ci sia trasferimento dei titoli azionari, sono quindi escluse le operazioni aperte e chiuse in giornata. Si arriva quindi al paradossi di escludere dall’imposta i cosiddetti scalpers, vale a dire gli speculatori più aggressivi che operano in intra-day effettuando numerose operazioni giornaliere.

Il colmo quindi è che uno scalper che acquista e vende (o viceversa) in giornata non pagherà nulla anche se effettua decine di operazione per centinaia di milioni di euro; mentre un piccolo investitore pagherà se effettua una sola operazione da poche centinaia di euro.

Dall’imposta saranno poi esclusi i Cfd (Contract for difference) con il risultato ovvio di spostare le transazioni dalle azioni a questi prodotti derivati con sottostante le azioni stesse.

I risultati di gettito dell’imposta sono quindi molto incerti e si rischia di penalizzare le aziende francesi. Ma soprattutto con la demagogia di colpire i potentati finanziari si va come al solito a fare cassa a danno soprattutto dei piccoli investitori, che con maggiore difficoltà potranno aggirare la legge a differenza dei grandi intermediari.

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