Stress test e azioni bancarie. Quali rischi per Mps e Carige?

E’ stato un week end di passione per le banche italiane, e domani alla riapertura dei mercati finanziari ci sarà molta apprensione, soprattutto da parte degli azionisti delle due banche bocciate: Monte dei Paschi di Siena e Banca Carige.

Negli ultimi giorni la Borsa italiana, fortemente influenzata dai titoli bancari , ha subito molto l’attesa degli stress test della BCE, fino alla giornata di venerdì con il +10% di MPS. In realtà questo aumento, figlio della speculazione ma anche dei rimbalzi di natura tecnica (molti venditori allo scoperto sono stati costretti a ricoprirsi rafforzando il rialzo) veniva dopo un calo sostenuto delle quotazioni della banca senese.

Cosa succederà domani?

Difficile capire come reagiranno domani i mercati, in particolare gli investitori stranieri. Da una lettura superficiale l’Italia ne esce male dagli stress test, con 9 banche bocciate in base ai dati 2013 di cui 7 hanno però recuperato con le azioni intraprese nel corso dell’anno. Ovvio però che quel dato eclatante, ben superiore a qualsiasi altro paese possa colpire. Esemplare il titolo del New York Times “Italian Banks Are the Weakest Performers in E.C.B. Review”  e del Business Week “Italy Banks Emerge as Biggest Losers in ECB Health Check” che fanno capire come da una prima lettura superficiale il quadro all’estero non sia positivo per l’Italia. Come colpisce l’esito della banca senese, di fatto la peggiore del lotto europeo.

Nei fatti però gli stress test premiano il sistema bancario italiano. Tutti gli Istituti hanno superato l’asset quality review (Aqr), che consiste in una verifica degli attivi dei bilanci.  Due banche però non hanno superato il test dello scenario avverso, un test che per l’Italia è stato molto più severo rispetto agli altri paesi. Il sistema italiano purtroppo sconta previsioni di crescita ben inferiori alla media europea.

Azionisti e obbligazionisti MPS e Carige

Se il quadro generale è positivo, occorre però rilevare come l’esito di Banca Monte Paschi di Siena e Carige sia peggiore delle previsioni. Ma mentre Banca Carige ha già diffuso la soluzione (un aumento di capitale che sicuramente influirà negativamente sulle quotazioni di domani mentre è positivo per gli obbligazionisti), MPS si è limitata ad un comunicato in cui prende atto del risultato e dichiara di aver delegato due banche di investimento per studiare le contromosse. E’ evidente quindi come il management della banca non si attendeva un risultato così negativo e non abbia pronta alcuna contromossa (occorre ricordare che le banche conoscevano già da giovedì i risultati, avevano quindi tempo per dare una risposta). Il comunicato quindi, per quanto dovuto, è una notizia forse persino più negativa dei risultati. Testimonia infatti come la guida della banca stia brancolando nel buio, alla ricerca di una soluzione drammatica che probabilmente coinvolgerà anche la politica.

Le soluzioni al vaglio sono diverse. Sicuramente quanto ipotizzato in settimana, vale a dire cessione di alcuni assett (joint venture con Axa, la finanziaria Consum.it e alcuni blocchi di filiali) e il collocamento di un bond, non basterà. C’è da capire anzitutto che fare con il Monti Bond, l’ipotesi di una sua conversione in azioni con lo Stato che diverrebbe primo azionista della banca non appare al momento percorribile per ovvie motivazioni politiche ancor più che economiche. Inoltre tale operazione verrebbe vista come aiuto di Stato, obbligando quindi anche gli obbligazionisti, almeno quelli in possesso di obbligazioni subordinate, a partecipare al recupero.

Rimangono due alternative:

  1. un nuovo aumento di capitale, con magari anche l’intervento di un partner internazionale che entri pesantemente nel capitale sottoscrivendo una parte di questo aumento. Ovvio che l’operazione segnerebbe un bagno di sangue per gli azionisti, già chiamati pochi mesi fa ad un pesante aumento;
  2. l’intervento di altre banche nazionali o internazionali. Qui le ipotesi sono varie, incluso il cosiddetto spezzatino che vedrebbe MPS cedere le filiali del nord ad altra banca (BNP Paribas?) e forse anche un blocco di filiali toscane ad altra banca (Ubi?). Si parla poi di interventi Cdp e BancoPosta, ma qui si entra nella fantapolitica in quanto sono operazioni che dal punto di vista finanziario non hanno senso. L’ipotesi spezzatino riporterebbe MPS ad una versione regionale, forte al centro e quasi assente altrove. Ma potrebbe salvarne il marchio che altrimenti potrebbe essere definitivamente inglobato con fusione con altro Istituto.
Comunque vada è probabile che il titolo soffrirà molto, ancora di più finché non saranno chiare le ipotesi allo studio. Per chi è già dentro difficile dare consigli: domani l’apertura sarà molto difficile, può solo sperare di vendere durante un rimbalzo limitando le perdite, o rimanere cassettista in attesa degli eventi. Chi ama speculare troverà nel titolo la volatilità che cerca, con pesanti rischi visto le numerose incognite.

Le altre banche italiane

E le altre banche? Alla fin fine per loro l’esito è stato positivo, anche se nei prossimi giorni potrebbero subire l’effetto MPS e soprattutto una certa sfiducia degli investitori internazionali. Ma sarebbe comunque una situazione di breve periodo. Per le banche italiane si apre una nuova fase, gli stress test ne hanno certificato la forza (in particolare per quelle banche al limite, come Banco Popolare, uscite brillantemente dal test) e consentono ora di tornare a fare banca.

Se il 2014 è stato un anno dedicato al rafforzamento patrimoniale e in cui la cautela ha prevalso ovunque, anche nella concessione di credito, ora le banche potranno tornare a prestare a pieno regime godendo anche degli aiuti della BCE che presterà loro a tasso zero. Potrebbe poi scattare una nuova fase di fusioni e acquisizioni, che aumenterà il valore e la redditività.  Infine gli istituti di credito escono vincitori anche dall’attuale legge di stabilità con il taglio dell’Irap che beneficerà in particolare,  Banca Monte dei Paschi (si stima un +11% sull’eps rettificato 2015) e Banco Popolare, ma anche Ubi Banca (9%), Credito Emiliano del 6% e Unicredit del 3%.

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