Prelievo forzoso sui conti correnti

In questi giorni di crisi è tornato alla ribalta il prelievo forzoso sui conti correnti.

La storia è nota: il 9 luglio 1992 il Governo Amato con un decreto legge di emergenza effettuo un prelievo sui conti correnti bancari pari al 6 per mille di ogni deposito. Ai tempi c’era ancora la lira, la misura fruttò 5.270 miliardi di lire. Nonostante questo poco dopo l’Italia dovette procedere alla svalutazione della moneta nazionale.

La misura ancora oggi è ricordata in quanto fu particolarmente odiosa, oltre che risultare poi inutile.

E’ possibile oggi un nuovo prelievo sui conti correnti?

Viste le analogie della situazione del 1992 con quella odierna, crisi dei mercati finanziari e Italia sotto il tiro della speculazione, molti temono il ripetersi del prelievo. E qualcuno è passato anche ai fatti visto: ci sono diversi casi di persone che hanno prelevato il capitale per tenerlo a casa o conservarlo in cassette di sicurezza.

In realtà tale operazione è molto improbabile, proprio perché l’esperienza precedente ha insegnato che è non solo inutile ma pure dannosa e iniqua.

Iniqua perché colpisce soprattutto le classi più deboli. E’ infatti evidente che chi ha meno risorse ha una maggior percentuale del suo patrimonio mobiliare sul conto. Un pensionato con la minima avrà probabilmente tutti i suoi soldi sul conto corrente. Un ricco professionista o imprenditore avrà invece investito in altri strumenti il suo capitale. Poi è ovvio che questi ultimi avranno più soldi sul conto rispetto al pensionato. Ma in percentuale questo avrà molto di più per cui la tassa non solo non è progressiva (come l’Irpef), ma  addirittura regressiva.

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Altro elemento di iniquità è il fatto che la tassa colpisce a caso e in maniera fortuita. Nel 1992 molte persone subirono un salasso perché avevano molti soldi sul conto pronti da investire a causa di titoli appena scaduti o eredità. Per non parlare di chi ottenne l’erogazione del mutuo sul conto proprio quel giorno!

Il prelievo si dimostro anche dannoso e gli effetti li vediamo ancora oggi. Uno dei principali pericoli di un sistema finanziario è la sfiducia che può portare alla corsa al prelievo in banca. A seguito di quella misura ancora oggi tra i risparmiatori italiani serpeggia la paura e quindi un rischio più forte di fuga dalle banche.

Per questi ragioni oggi un prelievo forzoso sul conto è molto improbabile. Economisti, politici e banchieri sono concordi sulla sua inefficacia. Personalmente non mi preoccuperei anzi, tenere molti soldi a casa o in una cassetta di sicurezza (che costa e copre solo qualche migliaia di euro con l’assicurazione), è un’operazione più pericolosa del potenziale danno del prelievo. Meglio lasciare i soldi su investimenti redditizi, se ci sarà una manovra si ridurrà semplicemente il tuo rendimento.

Patrimoniale

Ma come detto non ritengo probabile (personalmente lo escludo in toto, ma chiaramente la sicurezza al 100% nessuno la può avere). Diverso il discorso di una patrimoniale che potrebbe venire fatta da un governo tecnico che non risponde politicamente a nessuno (come il Governo Monti che potrebbe arrivare). Non è però facile costruire una patrimoniale in quanto questa dovrebbe tener conto di una serie di elementi non sempre facilmente calcolabili dallo Stato: patrimonio immobiliare (case e terreni) e mobiliare (investimenti).

Oltre a definire cosa e chi includere nel patrimonio e quindi come calcolarne il controvalore resta poi da definire con quale modalità agirebbe una patrimoniale, che chiaramente deve salvaguardare le classi più deboli. Anche per tutti questi problemi in questo momento è più facile ci sia una patrimoniale che colpisca solo patrimoni di una certa entità, diciamo dal milione di euro escludendo la prima casa. Difficile pensare allo stato attuale a misure più gravi. La patrimoniale ricalcherebbe quanto pensato con il contributo di solidarietà sui redditi (la super Irpef per i redditi oltre 90.000 euro ipotizzata nella manovra d’estate ma poi non attuata).

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