Obbligazioni Deutsche Bank a tasso troppo variabile

Dopo il caso dei bond di Bank of Ireland un altro caso evidenzia il comportamento ambiguo delle banche, in questo caso si tratta di obbligazioni di Deutsche Bank collocate dalle filiali italiane del Gruppo tedesco. La vicenda è venuta alla luce grazie alla lettera a Plus 24 (inserto del sabato del Sole 24 ore) di un pensionato cliente della banca. Un pensionato che chiaramente, visto l’età, aveva richiesto un titoli sicuro e adatto al suo profilo.

Obbligazioni Deutsche Bank con sorpresa

Il bond in questione, Isin XS0631516613 è a tasso variabile collegato all’andamento dell’indice euribor a 3 mesi con tasso minimo (floor) di 3,10 e tasso massimo (cap) del 5%. Non un titolo a tasso variabile puro dunque ma comunque abbastanza semplice e chiaro: si riceverà una cedola collegata all’indice euribor ma comunque sempre entro il range di 3,1 e 5.
Un rendimento, anche nel migliore dei casi, noneccezionale visto la durata di 6 anni (scadenza 2017) ma comunque accettabile. Qualcuno potrebbe obiettare che il minor rendimento è dovuto alla maggiore solvibilità della banca tedesca, non paragonabile a quelle italiane. Vero, ma fino ad un certo punto. Infatti seppur Deutsche Bank può permettersi di pagare tassi inferiori rispetto ai gruppi italiani in quanto non sconta l’effetto negativo del debito nazionale, è anche vero che rientra fra le banche con maggiori problemi di solidità in Europa stando all’analisi di Credit Suisse.

Ma il problema vero di questa obbligazione è la sorpresa che dubito sia stata compresa dal pensionato. Il bond infatti nasce da un’operazione di architettura finanziaria a copertura di altri titoli. Vediamo il grafico di Plus 24 per capire meglio:

Copertura bond Deutsche Bank

Come si vede in realtà il bond è di una società terza, Palladium mentre Deusche Bank è solamente collocatore. L’operazione è garantita da due titoli con medesima scadenza (2017), uno di Unicredit (Isin XS0626669781) e uno di Ubi Banca (Isin XS0626653355). Nel giro Deutsche Bank riceve le cedole di questi due titoli e versa a Palladium quanto necessario per pagare gli interessi del bond DB.

Come abbiamo visto quest’ultimo può avere un tasso di interesse compreso fra 3,1 e 5.  I rendimenti dei due titoli italiani invece già al collocamento avevano un rendimento del 6% Unicredit e del 6,6% Ubi, salito poi ulteriormente. In pratica DB si intasca la differenza.

Differenze rendimenti obbligazioni

Fin qui abbiamo analizzato come funzionano tante operazioni di copertura finanziaria. Ma chi si assume il rischio dei due titoli italiani? Verrebbe da rispondere: la banca tedesca visto che si intasca la differenza di rendimenti.

Ma nel prospetto dell’obbligazione incrimanata si legge :

“Nel caso in cui si verifichi un inadempimento di qualunque emittente del collateral (i titoli a garanzia quindi Ubi e Unicredit) o della controparte del contratto di copertura (Palladium) o nel caso in cui qualunque collateral venga rimborsato o liquidato prima della scadenza, gli investitori nei titoli possono ricevere una somma inferiore al loro investimento iniziale o possono non ricevere alcuna somma”.

In parole povere il rendimento se lo prende Deutsche Bank ma il rischio è in capo all’investitore. Infatti nel malaugurato caso in cui Unicredit o Ubi decidessero di anticipare il rimborso o per problemi saltare il pagamento anche di una sola cedola, l’investitore verrebbe rimborsato con il valore di vendita dei due titoli. Valore che per la cronaca è attualmente di 83 per Unicredit e 79 per Ubi. In pratica se ci fosse un problema ora, per ogni 1.000 euro investiti  si riceverebbero poco più di 800 euro.

Purtroppo anche in questo caso devo ripetermi: ricorda che i soldi sono i tuoi quindi evita investimenti che non capisci e fidati poco dei consigli interessati in banca. Soprattutto evita le obbligazioni bancarie allo sportello, piuttosto comprale di tua iniziativa direttamente sul mercato dove saranno prezzate correttamente per il loro rischio attuale. La vicenda delle obbligazioni Deutsche Bank infatti purtroppo è solo una fra tante.

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   2 Comments


  1. Franco Magazzù
      03/07/2012

    Gentili Signori, relativamente all’ articolo: “Obbligazioni Deutsche Bank a tasso troppo variabile” di cui sopra, desiderei sottoporre ad una eventuale Vs. valutazione le obbligazioni Deutsche Bank di attuale emissione aventi codice ISIN: XS0779340495 emesse da Global Bond serie XIV, S.A. – In dette obbligazioni si promette un rendimento minimo del 3% e uno max del 7%, ma mi domando, se queste obbligazioni sono basate sull’acquisto di BTP italiani al 4,25% …. come possono dare di più di detto rendimento. E’ conveniente acquistare obbligazioni D.Bank al 3% , pagando il 20% su detto rendimento, quando, per contro, acquistando, (tra l’altro sotto 100), direttamente i BTP italiani in questione, al 4,25% sarei tassato al 12,5% – Se potessi inviarvi la pagina scannarizzata delle condizioni proposte Vi domanderei pure a che rischio sono esposto, poichè temo, in ipotesi, di potermi ritrovare nella condizione dei titoli Palladium di cui alla notizia sopra riportata. ….. viene fatto cenno ad un contratto di “total return swap” tra Global Bond e D.Bank con il conseguente rischio, da parte mia, di totale perdita del capitale nel caso di inadempimento, (da parte dello Stato Italiano suppongo), sui detti BTP una volta giunti a scadenza….
    Con i più cordiali saluti. Franco Magazzù

    • Luca
        03/07/2012

      Non conosco questo bond ma leggendo velocemente il prospetto non mi sembra un titolo adatto ad un medio risparmiatore. Il problema principale è dimostrato dalle sue parole: il bond ha come sottostante il rischio btp 2019, non il btp, calcolato sulla base di derivati. Come linea di principio possiamo solo consigliare di non investire in ciò che non si capisce.

      Le ricordiamo che il rendimento di un titolo non è dato solo dalla cedola, ma come da lei evidenziato anche dal prezzo di acquisto. Il Btp in questione ha un rendimento lordo superiore al 5,1% dopo un periodo in cui, come è noto, lo spread e quindi il rendimento si è ridotto. Anche alla luce della tassazione favorevole per il titolo di stato, fra i due meglio il secondo.

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