Ipo Pirelli, perché non aderire

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In questi giorni si sprecano articoli di giornali finanziari e non sull’Ipo di Pirelli, o meglio, il ritorno della nota società di pneumatici in Borsa.  Da una parte tutto ciò è giustificato dall’importanza del titolo per la storia italiana e dalle dimensioni dell’operazione.  Per ammontare raccolto infatti  si tratta della più grande ipo del 2017 a livello europeo e della seconda a livello globale dietro a Snapchat. Normale quindi che un collocamento di tali dimensioni alimenti anche interesse e articoli di stampa. Ma veniamo al dunque …

Conviene aderire?

Cominciamo dalla teoria. Il primo passo da fare per chi vuole investire in una IPO è quello di leggere il prospetto informativo che contiene moltissime informazioni su cosa fa l’azienda, quanto è stata valutata, quali sono i suoi principali azionisti e ovviamente i conti della società. Andrebbe poi valutato il collocatore, prendendo in considerazione gli andamenti delle Ipo precedenti. È bene anche farsi un’idea non solo sulle prospettive dell’azienda ma anche del settore nel quale opera.
Siamo però alla teoria perché per il piccolo risparmiatore è difficile e molto dispendioso, in termini di tempo, fare queste analisi.

Il secondo fattore da valutare è il prezzo di quotazione, o meglio la forchetta visto che viene sempre previsto un prezzo minimo e massimo. Capire se sia equo non è facile, solo un’analisi delle passate Ipo e di come si è comportato il promotore aiuta in questo.

Un ultimo fattore da analizzare con cura è il momento storico dell’Ipo: se è favorevole come quello che sta vivendo Piazza Affari oppure no.

 

I dati di Pirelli

Attualmente i soci di Pirelli sono i cinesi di ChemChina (65%), Camfin (22,4%) e i russi di Lti (12,6%), le cui quote però cambieranno con la quotazione. In particolare,  ChemChina scenderà sotto la soglia del 50%.

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La Pirelli i cinesi l’avevano pagata circa 7,5 miliardi e potrebbe raggiungere, se fosse quotata al prezzo massimo, un controvalore di 8,3 miliardi. Molti, direi troppi!  ChemChina infatti pagò anche il premio di maggioranza, nel senso che è evidente che un conto è acquistare una quota di minoranza, un conto una di maggioranza, pure assoluta. Il valore delle azioni in quest’ultimo caso sale vertiginosamente.

Altro elemento da considerare è che Pirelli, pur tornata all’utile, è oggi più piccola e indebitata che in passato. Oggi opera infatti solo nei pneumatici per auto e moto, più redditizi certo, ma comunque con minore fatturato.  La società ha poi 4 miliardi di euro di debiti lasciati dai cinesi (che in pratica hanno pure acquistato Pirelli indebitandola, utilizzando il classico schema a leva).

La quotazione

L’ipo avrà ad oggetto un massimo di 350 milioni di azioni ordinarie, cioè il 35% del capitale sociale di Pirelli, che è composto da 1 miliardo di azioni. Solo il 10% sarà destinato al pubblico retail dei piccoli investitori. Si può aderire dal 18 settembre fino alle 13.30 del 28 settembre, salvo proroga o chiusura anticipata.
La forchetta di prezzo è compresa fra 6,3 e 8,3 euro per azione. Considerando il numero di azioni (1 miliardo) questa forbice implica una capitalizzazione iniziale di Pirelli tra 6,3 e 8,3 miliardi.

Con una quotazione a 6,3 euro Pirelli avrebbe un multiplo ev/ebitda adjusted di 9,7 volte, mentre un collocamento a 8,3 euro equivarrebbe a un multiplo di 11,6 volte. Pirelli, nel suo prospetto identifica cinque società comparabili (Nokian , Brembo , Ferrari , Continental e Michelin) il cui multiplo ev/ebitda adjusted in media è di 11,6 volte.
Premesso che è sempre complicato trovare società comparabili, la scelta appare un po’ forzata, specie per le le due italiane.

Altro punto dubbio è il futuro societario, il piano industriale è sicuramente ambizioso. Anche stimando utili generoso il titolo risulta tra il “correttamente  valutato” e il “caro” a seconda del prezzo a cui sarà collocato.  E visto il periodo di Borsa favorevole, il rischio è che il prezzo venga gonfiato maggiormente rispetto alle ipotesi iniziali.

Già con queste valutazioni non consiglieremmo l’adesione. E qui si aggiunge il dubbio che la società cinese, con l’amico Tronchetti Provera, stia cercando di rientrare ulteriormente dall’investimento mantenendo saldamente il controllo della società.  Basta questo per consigliarti di non aderire, ci sono molti titoli con prospettive migliori e maggiori dati a supporto.

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