Investire ancora nei paesi emergenti?

Le Borse dei paesi emergenti non sono andate bene nel 2013 chiudendo mediamente con un -7,1% (in euro) contro il +15,7% globale e +27,4%, della Borsa Usa. Questo  nonostante siano i paesi dove il Pil è cresciuto di più.

Anche nel 2014 ci si attende una crescita sostenuta di paesi come la Cina (+7,5%), tre volte quella americana (+2,5%) per non parlare dell’Europa in timida ripresa (+0,7%). Eppure le previsioni sulle azioni premiano soprattutto la Borsa Usa e anche quelle europee, ma sono tiepide e prudenti nei confronti dei paesi emergenti.

Si allarga quindi il divario fra la crescita della ricchezza di un Paese e l’andamento dei relativi mercati azionari. I fattori che legano (o slegano) queste due grandezze sono molti: si va dalla salute politica dei Paesi, trasparenza delle società quotate, allo stesso livello dei prezzi di Borsa.

Il gennaio 2014 è stato il peggiore dal 2008 per i paesi emergenti.  L’indice Msci Emerging Markets ha lasciato sul terreno quasi il 7% con il Sud America più penalizzato rispetto all’Asia. Le prospettive non sono quindi buone. Ma come al solito non si deve generalizzare ed è fondamentale distinguere tra gli emergenti buoni e cattivi. Ricordando però che, almeno nel breve termine, situazioni di crisi possono trascinare al ribasso tutto il settore.

 

Quali paesi emergenti scegliere?

Mentre nel recente passato il futuro di tutti i paesi emergenti sembrava roseo e senza freni allo sviluppo (mentre nei paesi Occidentali, e soprattutto in Europa, si arrancava) oggi tutto è cambiato. Gli investitori istituzionali sono ormai dell’opinione che è bene selezionare gli investimenti e stare attenti a privilegiare le destinazioni meglio messe in termini di affidabilità. E in questo senso il mondo degli emergenti è assai vario.

Due aree in particolare godono dei migliori giudizi

  • l’area asiatica con la Cina in testa
  • l’Est Europa, soprattutto la Polonia e a seguire Ungheria e Repubblica Ceca

Inoltre godono di opinioni favorevole quei paesi più “vicini” ed esposti all’economia dei paesi sviluppati: Messico, Taiwan e Corea.

Giudizio negativo invece per Turchia e Thailandia, paesi che risentono sia di problemi politici sia della dipendenza dai flussi di capitali esteri che come sono arrivati in massa in passato, ora stanno scappando. Ma anche Sudafrica e Indonesia sono in difficoltà.

Negativa anche l’America Latina.  L’Argentina è tornata a fare paura con un nuovo rischio di default. Il Brasile che sognava un 2014 da star (grazie anche ai mondiali di calcio e alle Olimpiadi), nel terzo trimestre 2013 ha visto la sua ricchezza scendere con l’inflazione fuori controllo.

Nel limbo rimangono invece per ora la Russia, ancor troppo dipendente dalle materie prime ma con un rublo che rimane forte, e l’India con una bilancia commerciale ancora debole e fragile.

Le previsioni sul 2014 sono maggiormente positive per i mercati solidi come Stati Uniti e Gran Bretagna, e vedono un possibile recupero per l’Europa. Per molti analisti la fuga di capitali dai Paesi emergenti è appena cominciata. Per questo meglio rimanere sottopesati aspettando tempi migliori per ricominciare a fare acquisti selettivi. Chi può operare con un’ottica più a medio-lungo periodo, può sfruttare il momento entrando sui paesi più solidi come Cina, Est Europa e Messico.

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