Il taglio delle obbligazioni greche e gli investitori privati

Obbligazioni Grecia

Sui giornali si è parlato dell’accordo europeo per ridurre il debito greco. L’accordo prevede un taglio (haircut) volontario delle obbligazioni greche pari al 50%. Ma tale compromesso riguarda anche i piccoli risparmiatori privati?

La risposta è no, almeno per ora.

L’accordo sulle obbligazioni della Grecia

L’accordo è stato siglato dai leader europei con l’Institute of International Finance (IIF) in rappresentanza dei grandi investitori privati (banche, assicurazioni etc).

I creditori privati hanno accettato un taglio volontario del 50%. In cambio i governi europei hanno accettato un piano di ricapitalizzazione delle banche per 30 miliardi. L’accordo prevede che una parte delle obbligazioni siano pagate in contanti, un’altra in nuove obbligazioni  Per la precisione: ogni 100 euro di credito 15 saranno liquidati in contanti e 35 con nuove obbligazioni a 30 anni al 6% con garanzia europea.

Essendo sottoscritta dall’Institute of International Finance l’intesa si rivolge aznitutto agli investitori istituzionali, i maggiori detentori di debito greco. Il Presidente dell’IIF ha dichiarato che almeno il 90% delle banche aderirà. Minore partecipazione invece si attende dalle società di gestione dei fondi e dalle compagnie assicurative.

Il debito greco ammonta a circa 357 miliardi,  206 in mano ai grandi investitori privati. Tra questi occorre ricordare i 45 miliardi delle banche greche e i 4 dei fondi pensioni ellenici.

I motivi dell’accordo

Ma perché le banche e gli altri grandi investitori finanziari dovrebbero aderire al taglio volontario sulle obbligazioni greche?

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Per due motivi:

  1. la Grecia è già considerata in default (fallimento). In tale situazione i creditori, soprattutto quelli esteri, rischierebbero di perdere una grossa quota del capitale, ben oltre il 50%. Si tratta quindi di un accordo teso a salvare il salvabile
  2. con l’accordo le banche europee ricevono sia una garanzia dall’Europa sui pagamenti futuri della Grecia sia un supporto di capitalizzazione da parte dei singoli Stati. Insomma, ogni Stato metterà i soldi nelle sue banche per coprire parte delle perdite.

Ma c’è anche un terzo motivo:

3. il fallimento della Grecia oltre che in una perdita sui crediti si tradurrebbe anche nell’obbligo di pagare i CDS, contratti derivati che assicurano conto il fallimento di un’emittente. I CDS sulla Grecia genererebbero un’ulteriore effetto a catena sulla finanza europea (e non solo) in quanto comporterebbero per chi li ha venduti il pagamento di capitali ingenti. Capitali che probabilmente non hanno. Insomma si rischia un fallimento a catena. Evitare il default greco significa quindi non pagare questi CDS ed evitare questo effetto a catena.

Come si vede, dopo 4 anni dal fallimento Lehman Brothers, siamo ancora qui a parlare di titoli tossici e derivati.

In ogni caso per il piccolo investitore privato questo è, per ora, una fortuna. L’haircut infatti è fatto su base volontaria proprio perché se fosse obbligatorio equivarrebbe ad un fallimento. In questo modo diventa un fallimento mascherato a cui solo gli investitori istituzionali dovranno partecipare. Il risparmiatore invece, se l’operazione va in porto, potrà usufruire di una riduzione del debito e probabilmente del rischio greco (almeno nel breve periodo) senza pagare nulla.

Anche se ovviamente sconsiglio a un investitore prudente di investire in questi titoli.

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