I Piani Individuali di Risparmio per il rilancio del settore finanziario italiano

Da un anno a questa parte è la parola chiave dell’economia italiana. Parliamo della sigla PIR che sta per Piani Individuali di Risparmio, uno strumento innovativo nel settore del risparmio gestito che in poco tempo ha avuto un successo considerevole: 10 miliardi di euro raccolti a fronte di un’iniziale previsione del Governo pari a 2 miliardi. Con i PIR gli investimenti delle famiglie sono indirizzati al sostegno delle piccole e medie imprese italiane, assolute protagoniste della reale economia del Paese. Per chi investe invece è stata prevista un’importante detassazione sugli utili. Introdotti con la Legge di Stabilità 2017, essi traggono ispirazione dai modelli già esistenti in Regno Unito e Francia.

Nonostante la precaria situazione economica, l’ascesa dei Piani Individuali di Risparmio è dovuta alla natura del prodotto, studiata appositamente per permettere al cliente di trarre un profitto basato sullo sgravio fiscale del rendimento e della successione. I fondi PIR hanno infatti permesso alle piccole e grandi imprese di quotarsi, facendo così registrare un aumento dei flussi di capitale canalizzati su Piazza Affari. La misura da poco varata dal Governo con la Finanziaria 2018 è pronta a dare un ulteriore contributo alle quotazioni delle PMI con 80 milioni di euro da impiegare nel triennio 2019/2021.

I Pir hanno intercettato e modificato l’approccio degli investitori e degli intermediari che ora guardano al mercato in un’ottica di medio lungo termine fatta di crescita e sviluppo. I Piani Individuali di Risparmio possono assumere diverse forme e ospitare azioni, obbligazioni, derivati, quote di fondi e persino liquidità. Nel dettaglio i PIR:

  • prevedono un investimento minimo che parte da 500 euro e che può raggiungere al massimo i 30mila euro;
  • sono rivolti solo e soltanto a persone fisiche;
  • non possono essere sottoscritti da un’azienda;
  • non hanno limiti relativamente alla durata minima o massima ma, per usufruire delle agevolazioni fiscali, prevedono un vincolo temporale di almeno 5 anni;
  • almeno il 70% deve essere investito in strumenti finanziari stipulati da aziende residenti in Italia, in Stati membri dell’Unione europea o ancora in Stati aderenti allo Spazio Economico Europeo aventi stabile attività in Italia;
  • nessuna imposta su rendimenti e capital gain.

Così, se il 2017 è stato l’anno dell’ingresso e della raccolta dei Piani Individuali di Risparmio il 2018 rappresenta un anno cruciale in termini di effetti concreti sull’economia del Belpaese.
I PIR stanno avendo un grande impatto positivo persino sull’atteggiamento degli imprenditori che guardano la quotazione in Borsa con meno diffidenza. E non è tutto perché, allo scopo di ampliare l’offerta e incrementare il numero di soggetti coinvolti, sono state incluse anche le imprese immobiliari. Sta prendendo piede l’idea che si tratti di una vera e propria opportunità per finanziare e ampliare sempre più il proprio business sfruttando al massimo la preziosa defiscalizzazione.

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