Fallimento Grecia e Portogallo alle porte

E’ ormai certo che la Grecia vada verso un default pilotato. Anche la situazione del Portogallo però è drammatica e le probabilità di seguire il modello greco sono altissime.

Accordo ristrutturazione debito Grecia

Da giorni si sta contrattando per la ristrutturazione del debito greco in mano ai privati. L’accordo sembra sempre ad un passo ma viene continuamente rimandato anche se è probabile che venga al massimo raggiunto entro la metà di febbraio.

Si parla di un taglio del 50% al valore nominale dei titoli del debito pubblico in mano alle banche ed un allungamento delle scadenze dei titoli con una swap tra quelli nuovi e quelli già in circolazione e interessi variabili dal 3,5% al 4,5%.  In tal modo sarebbe ridotto di ben 100 miliardi il debito del paese. Si è ancora alla ricerca di 10-15 miliardi per portare il livello debito – PIL al 120%, soglia massima per la sostenibilità dell’indebitamento ellenico. I capitali mancanti potrebbero arrivare da nuovi aiuti europei o da un coinvolgimento della BCE.

La situazione del debito portoghese

Nel frattempo si aggrava la situazione del Portogallo. I mercati ormai scommettono che Lisbona sarà costretta a seguire la via greca della ristrutturazione del debito.  I titoli decennali del Portogallo rendono oltre il 15%, i CDS (contratti che assicurano contro il rischio fallimento dell’emittente) hanno raggiunto soglie che implicano una probabilità di default del 70%.

Si ipotizzano già ulteriori aiuti europei ma soprattutto una ristrutturazione con un taglio del 40% del valore nominale dei titoli di Stato portoghesi.

 

Fallimento Grecia – Portogallo e conseguenze per investitori

Al momento attuale il piano di ristrutturazione greco non coinvolge i piccoli investitori. L’accordo infatti è solo fra i grandi investitori istituzionali (banche, fondi etc).  Bisognerà però attendere la conclusione degli accordi per definire le ricadute sui piccoli investitori, il cosiddetto retail. Vista la situazione infatti non è scontato che anche il pubblico retail sia costretto ad aderire “volontariamente” con un’offerta che non potrà rifiutare.

Un accordo sarebbe in ogni caso positivo. Di fatto siamo di fronte ad un fallimento anche se non dichiarato. L’accordo consentirà di ristrutturare il debito in modo pilotato e ordinato causando meno turbolenze sui mercati. Anzi, gli stessi mercati potrebbero rispondere positivamente all’accordo che riduce le incertezze.

E’ infatti evidente come di fronte alle possibilità di un accordo i tassi europei stiano scendendo, fenomeno che potrebbe sembrare paradossale se si considera che siamo di fatto di fronte al fallimento di uno Stato sovrano. Ma i mercati reagiscono sulle previsioni: il fallimento era già previsto, l’accordo no.

Di tale situazione beneficiano in particolare Spagna, Irlanda e Italia. Molti investitori istituzionali, soprattutto fuori dall’Europa, stanno disinvestendo da Portogallo e Grecia per puntare su stati meno a rischio ma con buoni rendimenti. I tassi italiani potrebbero quindi scendere ancora in caso di accordo sulla Grecia, nonostante le nubi portoghesi.

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