Default Europa e fine dell’Euro?

La situazione finanziaria in Europa è sempre più grave. Passano i mesi e tutto quello che era considerato impossibile diventa possibile, se non probabile o addirittura certo come nel caso del default della Grecia.

Solo un anno fa tutti i politici europei assicuravano che l’Unione era forte, che la Grecia non sarebbe fallita. E’ passato un anno e ci siamo ritrovati con:

  • default pilotato della Grecia, paese che viene sostenuto solo grazie ai finanziamenti del Fondo Europeo e del FMI. Un secondo fallimento è più che possibile, in attesa dell’esito delle elezioni di domenica
  • aiuti del Fondo Europeo a Irlanda e Portogallo, paesi altrimenti non in grado di far fronte ai loro debiti
  • soccorso da 100 miliardi di euro alle banche spagnole

Ora è il turno dell’Italia. Un dettaglio che sui giornali non viene sottolineato è che per tutti i salvataggi precedenti paga anche il nostro paese, in totale oltre 40 miliardi di euro, più dell’ultima manovra Monti, oltre 10 volte gli incassi per l’IMU.

Gli spread tra Btp e Bund rimangono alti, la Borsa ha toccato nuovi minimi e l’economia è in recessione. I timori sono talmente alti che pure la Lagarde, ai vertici del Fondo Monetario Internazionale, pubblicamente parla di “3 mesi di tempo per salvare l’euro“. Sono discorsi che solitamente si fanno in privato in maniera estremamente riservata. Il fatto che siano fatti in pubblico è allarmante.

Come riporta l’editoriale di prima pagina del Sole 24 Ore di oggi forse non ci sono nemmeno 3 mesi di tempo.

Prima è toccato alla Grecia, poi all’Irlanda e al Portogallo. Puntuale è arrivata la volta della Spagna. Tocchiamo ferro per l’Italia. Si può sostenere, con un minimo di ragionevolezza, che l’Europa esiste se si consente ai mercati di attaccare e colpire impunemente un Paese dietro l’altro? La risposta è no.

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Giugno sarà un mese cruciale. Non solo per le elezioni politiche in Grecia:

per ricordare a tutti che il prossimo vertice di fine giugno non può essere il venticinquesimo consecutivo in cui non si decide nulla

L’eurozona ha bisogno di riforme profonde e di un’unione bancaria oltre che di regole sul contenimento del debito. Ma le autorità europee stanno ancora lavorando su una serie di proposte minime solo per trovare un accordo tra tutte le parti, un ulteriore rinvio dei problemi. Intanto entro l’autunno la Grecia, qualsiasi esito avranno le elezioni, necessiterà di nuovi aiuti. E nel frattempo l’economia europea peggiorerà, anche quella tedesca. Quest’estate quindi potrebbe essere ancora di fuoco sui mercati, ma a differenza dell’anno scorso gli spazi di manovra  del Governo Italiano sono limitati: le tasse sono ai massimi, l’economia non va e i tagli alle spese tardano ad arrivare.

Da maggio raccomandiamo prudenza e pazienza negli investimenti consigliando rimanere liquidi (magari depositando i soldi in un conto deposito) piuttosto che investire in azioni o obbligazioni con rischio di perdite (anche il recente Btp Italia è già sotto quota 100). Nonostante tutto rimaniamo ottimisti sull’esito ma è evidente che un risparmiatore in questo momento deve rimanere alla finestra in attesa degli eventi.

Ci sentiamo poi ancora di ribadire le parole di una delle più diffuse newsletter finanziarie italiane che sul tema della crisi in atto conclude  con questo consiglio “iniziate a guardarvi intorno per individuare conti di banche estere sicure su cui trasferire i vostri soldi qualora la crisi dovesse subire un’improvvisa accelerazione”.

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