Aumento di capitale Unicredit 2012

Domani, 9 gennaio 2012, inizia il periodo per sottoscrivere il nuovo aumento di capitale di Unicredit da 7,5 miliardi di euro. Si tratta del terzo aumento in due anni per il maggiore gruppo bancario italiano.

Come funziona l’aumento di capitale

Da domani sul mercato saranno quotate le azioni Unicredit e i diritti di opzione per sottoscrivere l’aumento. Per ogni azione si riceverà un diritto, ogni diritto consente di acquistare due nuove azioni Unicredit al prezzo di 1,943 euro. Si tratta di un prezzo scontato del 43% rispetto al Terp, il prezzo teorico delle azioni Unicredit dopo lo stacco del diritto d’opzione calcolato sulla base del prezzo ufficiale delle azioni di martedì 3 gennaio 2012. Ma dall’annuncio dell’aumento il titolo ha perso il 38% del suo valore, passando dai 6,42 euro del 30 dicembre ai 3,982 euro dell’epifania. Rispetto alle ultime quotazioni di Borsa quindi il prezzo teorico delle azioni post stacco del diritto (Terp) è di 2,6227 euro, mentre il valore teorico del diritto è di 1,3593 euro (la somma delle due parti fa esattamente il prezzo dell’azione: 3,982 euro).

Dal 9 gennaio al 27 gennaio l’azionista Unicredit potrà decidere di:

  1. sottoscrivere l’aumento esercitando i diritti di opzione e dando ordini in tal senso alla propria banca.
  2. oppure entro il 20 gennaio potrà vendere i diritti sul mercato rinunciando a sottoscrivere l’aumento e diluendo quindi la propria quota nella banca. Sottolineo che in caso non si voglia sottoscrivere l’aumento occorre dare ordine alla propria banca di venderli (o venderli direttamente tramite Internet) entro il 20 gennaio, ultima data in cui saranno negoziabili nella Borsa italiana.

Se entro il 27 tali diritti non sono stati né venduto né esercitati, verranno offerti e venduti forzosamente sul mercato.

Opinione su Unicredit

Lo ripeto ancora una volta: in caso di aumento di capitale non esiste una scelta giusta o sbagliata, per il piccolo risparmiatore in genere non è possibile trarre alcun guadagno nel breve periodo.

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La scelta va fatta ponderando due variabili:

  1. attese sul titolo Unicredit: se si ritiene che l’azione potrà salire in futuro mediamente più del mercato, o in generale si crede nel titolo, si sottoscriverà l’aumento. Viceversa si coglierà l’occasione per diluire il proprio investimento portando a casa le perdite
  2. liquidità: sottoscrivere l’aumento richiede un nuovo investimento. Occorre quindi anzitutto verificare se si dispone di fondi per farlo. Si può anche scegliere una via intermedia: vendere una parte dei diritti e con il ricavato sottoscrivere una parte dell’aumento. In tal modo si sottoscriverà parzialmente l’aumento ma senza alcun nuovo esborso monetario.

Se sei azionista di Unicredit è probabile che stai subendo una forte perdita: la capitalizzazione del titolo è scesa sotto gli 8 miliardi dai dai 17 di quattro mesi fa e dai 60 di quattro anni fa. Una discesa del 93% dai massimi del maggio 2007 superiore alla media del mercato. La scelta sull’aumento di capitale deve però essere ponderata sui due punti precedenti: investire sulla base del passato, della paura di portar a casa le perdite o perché l’azione è scesa molto sono logiche di investimento completamente sbagliate.

Nell’ultimo bilancio Unicredit ha fatto una notevole pulizia delle attività in portafoglio chiudendo con una maxi perdita trimestrale di 10,6 miliardi. La recente storia di Unicredit purtroppo ben rappresenta un modo di fare impresa in Italia dove azionisti, politici e giornalisti lodano il padrone di turno senza valutarne i meriti. Mi riferisco ovviamente all’ex amministratore delegato, Profumo, incensato come grande manager, strapagato sia durante il mandato sia in sede di liquidazione. Sotto la sua guida il Gruppo ha abbandonato il classico modo di far banca spingendosi verso nuovi business (derivati, covered, strutturati etc) ben più remunerativi nel breve periodo.  Peccato che quando i nodi siano venuti al pettine si sia pensato di tornare all’antico, vale a dire il presidio dei territori. Ma intanto si sono persi 10 anni e miliardi di capitali. Ma come detto questo è il passato e ora gli azionisti devono valutare le prospettive future.

Occorre sottolineare come lo sconto del 43% sulle nuove azioni sia di per sé penalizzante per gli azionisti come si è visto dalla repentina perdita di valore dell’azione sul mercato. Questo sconto testimonia la difficoltà di Unicredit a raccogliere capitali freschi sui mercati finanziari. Lo dimostra anche il fatto che sono ben 26 le banche coinvolte nell’operazione, banche che in caso di inoptato dovranno garantire il pieno successo dell’operazione sottoscrivendo le azioni non optate. E’ evidente che sono state le stesse banche a richiedere questo sconto per evitare, o comunque ridurre, il loro intervento. Ma questo si traduce in una perdita per gli azionisti attuali a tutto vantaggio di nuovi grandi azionisti con molto capitale da investire.

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   2 Comments


  1. Marco
      08/01/2012

    sono in posesso di 1400 azioni unicredit in carico a 2,9149 euro…sottoscrivo l’aumento oppure vendo i diritti? Non ho bisogno di quei soldi investiti(..in perdita) e posso sottoscrivere l’aumento…se ne vale la pena.
    Se fossi in me che cosa faresti?..sinceramente..
    personalmente penso di vendere i diritti..
    Grazie

    • Luca
        09/01/2012

      Non posso dar consigli perché si rientra nella consulenza. Come scritto nell’articolo due sono gli elementi da considerare. La liquidità mi sembra non sia un problema. Quindi devi fare una valutazione: lascio i soldi in Unicredit o li investo altrove? Mi rendo conto che queste valutazioni non sono facili ma se si è investito in azioni bisogna saper conoscere i rischi. Altrimenti meglio valutare altri investimenti, dai conti deposito alle obbligazioni agli ETF azionari nel caso.

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