Analisi tecnica di Borsa – indicatore stocastico

Lo stocastico, ideato da George Lane, è uno degli oscillatori più impiegati dai trader di tutto il mondo, ma la sua efficacia è stata spesso messa in discussione.

È costituito da due curve: la prima denominata %K che segnala con discreta precisione nuovi massimi o nuovi minimi relativi, la seconda detta %D che si ottiene dalla media mobile esponenziale della linea %K e serve ad ammorbidirne l’andamento per poter evitare i falsi segnali.

Calcolando una media dello stocastico cosiddetto veloce si ottiene un oscillatore stocastico più «smussato» o lento chiamato appunto slow stochastic (stocastico lento). Secondo Lane in un trend ascendente i prezzi di chiusura tendono a disporsi vicino ai loro massimi, mentre in un trend discendente gli stessi tendono a chiudere nei pressi dei minimi. Al contrario quando il trend ascendente si avvicina al suo termine, i prezzi tendono a chiudere lontano dai loro massimi mentre alla fine di un trend discendente i prezzi tendono a chiudere lontano dai minimi.

Lo scopo dello Stocastico è quindi determinare quando i prezzi di chiusura cominciano a raggrupparsi intorno ai loro minimi oppure quando cominciano a raggrupparsi intorno ai loro massimi in modo da poter anticipare le inversioni di tendenza. Questo indicatore oscilla tra 0 e +100 e misura quindi la posizione relativa del valore di chiusura nell’ambito della sua escursione periodica (o giornaliera).

L’indicatore assumerà valore 100 se il trend tocca il suo massimo e valore 0 se il trend tocca il minimo. Esattamente come per l’Rsi anche nel grafico dell’oscillatore stocastico è possibile individuare due bande cui corrispondono altrettante fasi di mercato:

  • ipervenduto: situazione che si verifica quando lo stocastico scende sotto a 20,
  •  ipercomprato: situazione di mercato che si verifica quando lo stocastico supera il valore 80.

Segnali operativi di trading con l’indice stocastico

Dal punto di vista operativo l’oscillatore è impiegato di solito in uno dei seguenti modi:

  1. Divergenza: di norma l’andamento dell’oscillatore è in sintonia con l’andamento dei prezzi ma in alcune occasioni può capitare di ritrovarsi con un nuovo massimo dei prezzi cui non corrisponde un massimo dell’oscillatore (viceversa nel caso ribassista). Tipicamente queste divergenze tra prezzi e oscillatore precedono una inversione di tendenza.
  2. Incrocio: quando la linea %K taglia dal basso verso l’alto la linea %D genera un segnale di acquisto, viceversa quando la linea %K taglia dall’alto verso il basso la linea %D genera un segnale di vendita. L’incrocio èmolto più significativo quando avviene all’interno della fascia di ipercomprato o di ipervenduto.

Per verificare l’efficacia dell’oscillatore stocastico con dei dati oggettivi abbiamo preso spunto da una idea di John J. Murphy (Analisi tecnica intermarket) per il trading sui mercati obbligazionari realizzando un codice che prevede regole d’ingresso diverse da quelle classiche: nell’ipotesi rialzista compriamo quando lo stocastico veloce %K supera il %D veloce e contemporaneamente il %D veloce assume valori superiori o pari a 75. Nel caso ribassista apriamo una posizione short quando lo stocastico %K veloce scende sotto al %D veloce e nello stesso istante il %D veloce si trova sotto a 26.

Lo scopo non è tanto quello effettuare delle compravendite mordi e fuggi quanto quella di cogliere trend della durata media che va da una a tre-quattro settimane. Il sistema è primordiale perché manca la parte di gestione del rischio di ciascuna operazione e l’operatività è di tipo stop and reverse, ossia la chiusura di una posizione, ad esempio di acquisto, avviene solo quando si verifica la condizione uguale e contraria. Nel prossimo numero descriveremo i risultati e allegheremo codice comprensivo di risk management.

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